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COMUNITA’ MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA

Parte prima: Libro di Vita


“La strada vi venga sempre dinanzi

e il vento vi soffi alle spalle.

E la rugiada bagni l’erba su cui

poggiate i passi.

E il sorriso brilli sempre

sul vostro volto”.


Don Tonino Bello

 

 

Parte Seconda   ( 8 articoli )
COMUNITA’ MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA

Parte seconda: Tavole per un progetto di vita


PREMESSA


La Comunità Maria Madre della Misericordia è una Associazione Privata di Fedeli di tutti gli stati di vita. La Comunità trae il suo nome dalla Lettera Pastorale di Sua Eccellenza mons. Serafino Sprovieri, Arcivescovo Metropolita di Benevento, pubblicata per la preparazione all’ultimo anno del grande Giubileo. La Comunità nasce dall’esperienza di un gruppo carismatico, inizialmente aderente al Rinnovamento nello Spirito Santo, composto in gran parte da giovani e radicato nella Parrocchia dello Spirito Santo di Benevento.

La vita intensa di preghiera, l’apostolato in parrocchia e nella Arcidiocesi, soprattutto attraverso l’organizzazione di scuole di preghiera, ed i frutti di conversione e di cambiamento di vita di tante persone che hanno incontrato nel gruppo la misericordia di Dio, insieme al crescente amore filiale per la Vergine Maria, sono i focolai che hanno acceso il desiderio di fondare la Comunità.

I membri della Comunità riconoscono Gesù come centro della loro vita, per “essere nel mondo senza essere del mondo” e pongono, attraverso la Comunità, i propri doni al servizio dei fratelli.

Per alcuni, questo significa ricercare la santificazione nella vita ordinaria, familiare, lavorativa e professionale; per altri nella vita di apostolato a tempo pieno; per altri nel celibato per il Regno. Le grazie dalle quali è nata la Comunità e che, perciò, la caratterizzano profondamente, sono l’adorazione di Gesù vivo e vero nell’Eucarestia e l’amore tenero di figli per sua Madre, la Vergine Maria.

Dalla preghiera nasce, come necessaria esigenza, la coerenza della vita con il Vangelo, la sete di testimoniarlo in tutte le realtà temporali cercando di essere per il mondo il “buon profumo di Dio”, la misericordia per tutti i poveri nel corpo e nello spirito poiché Dio ci ha dato il Suo Cuore e la gioia di essere suoi.

La vita comunitaria è fondata sul desiderio di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo e di testimoniare la Verità anche con la predicazione pregando ed imitando Maria Madre di Dio. La piena comunione con la Chiesa della quale la Comunità vuole essere il servo inutile, i sacramenti e la liturgia sono mezzi necessari per questi fini.



Il Carisma della Comunità 

La comunità “Maria Madre della Misericordia” vuole mostrare nella Chiesa la presenza di Dio che è “misericordioso e Dio di ogni consolazione accogliendo l’invito di Giovanni Paolo II: “La Chiesa deve rendere testimonianza alla misericordia di Dio, professandola in primo luogo come verità salvifica di fede, poi cercando di introdurla e di incarnarla nella vita”. L’idea ispiratrice è stata l’invito che S. Teresina ha lasciato nei suoi scritti: scegliere una legione di piccole anime per poter comunicare l’Amore.

a) La piccola Teresa infatti scrive: “Sento che se per assurdo Tu trovassi un’anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di riempirla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia alla Tua misericordia infinita”.

Per poter vivere nella Comunità bisogna avere la coscienza di essere profondamente poveri, fragili, deboli, bisognosi dei fratelli e delle sorelle: “Devo rallegrarmi quando mi capita di sperimentare la povertà”. Scoprendo la presenza misericordiosa di Dio nelle proprie povertà, attraverso il perdono permanente e le gioie, ogni fratello della Comunità può vivere come operatore di pace: “Beati gli operatori di pace, perché saranno figli di Dio”.

b) Nel Vangelo Gesù ci invita ad essere misericordiosi come è misericordioso il Padre. Il mondo di oggi ha bisogno di sentire questa misericordia e di incontrare uomini e donne che la sappiano comunicare. In un tempo come questo in cui si vive l’assenza del padre, in cui si sente il disagio dell’insicurezza, dello smarrimento e della mancanza di un padre, la comunità è chiamata a far sentire l’Amore di Dio: ciò è possibile perché Gesù è venuto per far conoscere il Padre e noi possiamo e dobbiamo essere il Volto del Padre. “Chi ha visto me, ha visto il Padre”: la misericordia di Dio non si apprende né dai libri , né dalle esperienze, né dalla buona volontà, ma entrando e rimanendo nel Cuore di Gesù. In Lui impariamo a riconoscere la misericordia, “immergendoci” nel Suo Cuore Trafitto, lasciandoci avvolgere da quest’acqua viva inesauribile e dandola a tutte le persone che incontriamo durante il cammino.





Diventare Vulnerabili 

Gli appartenenti alla Comunità devono essere pronti ad avere un cuore svuotato, libero, che desideri cercare la consolazione solo in Dio. Per fare ciò si deve diventare vulnerabili e ascoltare la voce del Signore: il rifiuto dell’ascolto porta all’indurimento del cuore, alla sordità ed all’accecamento nei confronti di Dio.

Noi desideriamo vivere nella fedeltà allo Spirito Santo, certi che la santità consiste nell’obbedienza al Suo benvolere. Un cuore vulnerabile è un cuore che obbedisce, un cuore che non resiste e che si lascia portare dove non vuole andare, senza una parola, senza un lamento, come “sacrificio vivente gradito a Dio”. Dio vuole da noi due sacrifici: l’offerta della vulnerabilità per attirare la Sua compassione e l’offerta della nostra miseria di peccatori per attirare la Sua misericordia.

La compassione di Dio è come un mantello che copre le nostre povertà, fragilità e sofferenze: la vulnerabilità è amata da Dio proprio perché ci rende dipendenti dal suo amore, conservandoci nello stato di un bambino che ha bisogno di suo padre e di sua madre. La misericordia di Dio interviene sui nostri peccati, giungendo nelle tenebre della nostra miseria. Possiamo offrire al Signore la nostra condizione di peccatori, per permetterGli di coprirci della Sua misericordia, e rendere così bianco lo scarlatto dei nostri peccati: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”. Il peccatore che si riconosce tale attira quindi la misericordia di Dio su di Lui e può gustare la Sua grazia, che sovrabbonda laddove abbonda il peccato. Dio non vuole grandi cose da noi, ma desidera che il nostro cuore sia fragile e povero per farne la Sua dimora, per liberarci dai nostri peccati e indurimenti e renderci specchi che riflettono la compassione e la misericordia da Lui ricevute.



Docilità ed umiltà 

In questo cammino di “vulnerabilizzazione” è molto importante la pratica di due virtù: docilità ed umiltà.

A tal proposito S. Teresina dice: “Quante poche sono le anime deboli, che accettano di cadere, che sono contente di vedersi a terra mentre gli altri le superano. Sembra impossibile da credere, specialmente quando non si vede nella vita che ciò è dovuto ad una causa naturale come la malattia, il tempo, il dispiacere. Voi dovete trarne un gran motivo d’umiliazione e porvi tra le piccole anime, perché voi siete così deboli. E’ necessario non praticare le virtù eroicamente, ma accettare l’umiltà”. E’ nell’abbandono che vanno accettate le cadute e come i bambini che cadono spesso, ma sono troppo piccoli per farsi molto male, “la mia pace è restare piccola, così quando cado nel mio cammino io posso rialzarmi subito e Gesù mi prende per mano”. E’ necessario comprendere sempre meglio questa pedagogia di Dio che S. Teresina è venuta a precisare, e che ci porta ad amare le nostre miserie “docilmente”, anche se viviamo la nostra vulnerabilità nella vergogna, nella debolezza e nell’angoscia. Seguendo San Paolo (“Quando sono debole, è allora che sono forte”),la Piccola do Lisieux afferma: “non mi sorprendo più nel vedere che sono debole, che sono debolezza in persona, al contrario è in lei che mi glorifico e mi attendo di scoprire in me delle nuove imperfezioni”.

Conoscendo noi stessi, entriamo in contatto col cielo, con Dio, poiché solamente chi è umile, solamente chi è disposto ad accettare il suo humus, la sua terrenità, conoscerà il Dio vero. L’umiltà è la strada che conduce a Dio, ed essa è il segno distintivo più chiaro di un uomo che è diventato conforme al cuore di Dio.





Fiducia ed Abbandono 
Accanto a docilità ed umiltà, le nostre due virtù per essere più vulnerabili sono la fiducia e l’abbandono, che entrano nella nostra vita se ci nutriamo con la preghiera del cuore.

Teresina dirà: “Non ci sono più di due parole che caratterizzano la mia vita: fiducia e abbandono”. E’ la fiducia che deve condurci all’Amore, allo spirito dell’infanzia, alla dipendenza completa da Dio. Solo un cuore “bambino” riesce ad entrare nelle sofferenze degli altri, a perdonare le offese e ad accogliere.

Conoscersi per Amare 
E’ necessario, dunque, guardarci alla luce di Dio, accorgendoci di quello che realmente siamo, vivendo quindi la cosiddetta “spiritualità dal basso”.

Essa ci insegna che arriviamo a Dio attraverso un’autentica osservazione ed una sincera conoscenza di noi stessi. Posso scoprire la volontà di Dio su di me, la mia vocazione, solo se ho il coraggio di discendere nella mia realtà, di occuparmi delle mie passioni, dei miei istinti, dei miei bisogni, dei miei desideri. La via che conduce a Dio passa per le mie debolezze, per la mia impotenza: è nella mia impotenza che io scopro ciò che Dio può fare di me quando mi riempie totalmente della Sua grazia. Santa Teresa di Gesù afferma che la conoscenza di sé è uno dei frutti della preghiera, e che non si tratta di una comprensione intellettuale, ma di una conoscenza amorosa che va accolta come una grazia, come ogni giorno attraverso la preghiera della comunità: “Si Signore, accordami di vedere i miei peccati e di non giudicare i miei fratelli”.

Entrare in questa conoscenza dell’uomo nello sguardo di Dio ci libera dallo spirito di giudizio e di condanna, poiché mette in luce l’inesprimibile bellezza dell’uomo ed elimina l’orgoglio e la disperazione, frutti, come afferma S. Bernardo, dell’ignoranza di sé e di Dio. La conoscenza di sé che viene dallo Spirito ci porta ad avere un cuore aperto a Dio, senza vergogna e paura. Se accolgo la mia povertà, saprò accogliere anche quella dei fratelli: per fare ciò, dobbiamo abbandonare l’immagine falsa che abbiamo di dio, di noi stessi e degli altri e chiedere a Gesù di mostrarci chi siamo realmente. L’Eucarestia deve diventare il luogo in cui si sperimenta tutto l’Amore di Gesù: “esporsi” a quest’amore è l’unico mezzo, il vero segreto, per entrare nel Cuore Misericordioso del Padre.







La Pedagogia del Padre 

Il Padre non umilia, non rimprovera, non deprime, ma eleva, incoraggia, vede ciò che è bene, dà fiducia, sostiene sempre, sa aspettare e ci fa sentire ciò che realmente ognuno di noi è, il suo Amato.

Facciamo fatica a percepire questo poiché vi è un divario enorme tra lo sguardo di Dio sull’uomo e lo sguardo che l’uomo posa su sé stesso. In questa chiave di lettura colpevolizzante, l’uomo confonde la persona con i suoi atti, il peccatore con i suoi peccati, mentre Dio ama il peccatore: “Io nemmeno ti condanno, va e d’ora in poi non peccare più”. Il Signore non condanna, ma distrugge il peccato: è dunque immensa la Sua tenerezza per il peccatore, poiché Egli non cessa di mostrare la gioia del Padre, che accoglie con compassione il peccatore pentito. Dio ci chiede di non identificare il peccatore con il suo peccato, ma di guardare la meraviglia che siamo ai Suoi occhi, anche se il nostro peccato è grande. Dio conosce il cuore dei suoi figli ed il Suo sguardo d’Amore sa andare al di là dei loro pensieri per riconoscervi il viso delle tre persone divine.

a)   Se riuscissimo a cogliere tale sguardo di misericordia, ci sentiremmo sempre abbracciati “nel cuore”, come il figliol prodigo. Invece in noi tutti c’è molto del fratello maggiore, soprattutto risentimento, orgoglio, rabbia ed invidia, segni, questi ultimi, di un grande smarrimento interiore. Questo smarrimento, caratterizzato dalla facilità a giudicare e condannare, dall’amarezza e dalla gelosia, è devastante e dannoso per il cuore dell’uomo, poiché ci fa diventare persone senza gioia, scontente e che si lamentano: “E’ in questo lamento, cui può essere data voce o meno, che riconosco il figlio maggiore in me. Spesso mi trovo a dolermi di piccoli rifiuti, piccole scortesie, piccole negligenze. Di frequente scopro che dentro di me non la finisco di mormorare, piagnucolare, brontolare, lagnarmi ed affliggermi, anche contro la mia volontà. Più mi soffermo su questi pensieri e peggiore diventa il mio stato. Più analizzo il mio stato, più vi trovo ragioni per lamentarmi. Poiché mi lascio attrarre nel vasto labirinto interiore dei miei lamenti, mi ci perdo sempre di più, finchè, alla fine mi sento la persona più incompresa, respinta, trascurata del mondo. Totalmente incapace di vivere la gioia”.

b)   Il Padre, però, rivuole non solo il figlio minore, ma anche il figlio maggiore. Anche il figlio maggiore ha bisogno di essere ritrovato e ricondotto alla casa della gioia. Che io sia il figlio maggiore o il figlio minore, l’unico desiderio di Dio è di portarmi a casa, anche se io spesso, da figlio maggiore, non riesco a vincere il mio risentimento e lasciare che il Padre guarisca anche me. Dobbiamo imparare a porre attenzione alle parole: “Figlio tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo”. Dio mi chiama “figlio”, non recrimina, né mi accusa, ma sottolinea la Sua intima relazione con me quando mi dice “Tu sei sempre con me”.

c)    Il Padre mi spinge a raggiungere la Sua casa, ad entrare nella Sua Luce e a scoprire che lì, nel Cuore Misericordioso di Dio, tutte le persone sono amate in modo unico e totale. Nella Luce di Dio posso finalmente vedere il mio vicino come un fratello, come colui che appartiene a Dio quanto appartengo io: ecco che la mia visione negativa e risentita di Dio e del mondo si tramuta in relazione d’amore. D’altra parte “la parabola del figliol prodigo esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione. Il significato vero e proprio della misericordia non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio, quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male, esistenti nel mondo e nell’uomo. Così intesa, essa costituisce il contenuto fondamentale del messaggio messianico di Cristo e la forza costitutiva della Sua missione”. Gesù è mandato dal Padre per rilevare l’incessante amore di Dio per tutti i Suoi figli, per offrire sé stesso come via per tornare a casa e per renderci chi siamo veramente: i prediletti in cui Dio si compiace.







Esodo verso la Paternità 

a)     Attraverso Gesù posso diventare un vero figlio e, come vero figlio, posso finalmente crescere per diventare misericordioso come lo è il Padre celeste. Individuiamo tre vie che portano ad una vera paternità di misericordia: il dolore, il perdono e la generosità. Il dolore vero, santo, nasce dalla consapevolezza che l’Amore non è amato, dalla riflessione sul peccato nel mondo: “Così un essere umano cerca di infliggere ad un altro il maggior dolore possibile; i genitori molestano i propri figli; il padrone sfrutta i suoi operai; le donne sono violentate; gli uomini maltrattati; i bambini abbandonati; i campi di concentramento; le prigioni; le case di cura; l’Eucarestia profanata; la bestemmia…”. Questo dolore è così profondo non tanto perché il peccato è grande, ma anche e soprattutto, perché l’Amore divino è sconfinato. Per diventare come il Padre la cui unica autorità è la misericordia, devo versare lacrime infinite e preparare così il mio cuore a ricevere qualunque itinerario abbia percorso, e perdonarlo con il cuore.

b)     La seconda via che conduce alla paternità spirituale è il perdono. Il perdono che viene dal cuore, il perdono autentico deve essere chiesto a Gesù: “Se un tuo fratello pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte dice: Mi pento, tu gli perdonerai”. Il perdono deve essere gratuito, senza condizioni, proveniente da un cuore che non chiede niente per sé, un cuore completamente libero dall’egoismo: “E’ questo perdono divino che devo praticare nella mia vita quotidiana. Mi sfida a superare tutti i miei bisogni di gratitudine e di complimenti. Infine mi chiede di superare quella parte ferita del mio cuore che si sente offesa e maltrattata e che vuole mantenere le distanze tra me e colui che chiede di perdonare. Superare quei piccoli muri dei sentimenti di rabbia che ha eretto tra me e tutti quelli che amo, ma che tanto spesso non riconosciamo tale amore. E’ un muro di paura di essere usato  o ferito di nuovo. E’ un muro di orgoglio e del desiderio di mantenere il controllo. Ogni volta che riesco a superare quel muro io manifesto l’Amore del Padre”. Il perdono è la via per accogliere gli altri nel mio cuore senza aspettarmi nulla in cambio, ma con la stessa misericordia con cui il Padre accoglie me. Per diventare come il Padre, devo essere generoso come è generoso il Padre. Gesù fa capire molto chiaramente che proprio questo darsi è il segno del vero discepolo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Ogni volta che facciamo un passo nella direzione della generosità, ci muoviamo dalla paura all’amore. All’inizio questi passi sono difficili, perché tante sono le emozioni, i sentimenti che ci impediscono di amare, ma Gesù ci chiama a vincere le paure: coloro che con coraggio annunciano Cristo risorto sono gli stessi uomini timorosi del Venerdì Santo. Dobbiamo penetrare nell’evento della Risurrezione, in questo evento finale che viene definito mysterium paschale, se vogliamo esprimere sino in fondo la verità sulla misericordia, così come essa è stata sino in fondo rivelata nella storia della nostra salvezza. “Gli eventi del Venerdì Santo e, prima ancora, la preghiera del Getsemani, introducono in tutto il corso della rivelazione dell’amore e della misericordia, nella missione messianica di Cristo, un cambiamento fondamentale”.

c)       Nel fatto che il Padre non risparmiò il Figlio, ma “ha mandato il suo Figlio vittima di espiazione per i nostri peccati”, si esprime sì la giustizia divina, ma una giustizia che nasce dall’Amore: “In tal modo la redenzione porta in sé la rivelazione della misericordia nella sua pienezza”. Credere nel figlio Crocifisso significa vedere il Padre, significa vedere che l’amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male. “Così la Croce di Cristo è anche una rivelazione radicale della misericordia”. La croce è l’Amore che entra nelle ferite più profonde dell’uomo, portando in esse la carezza consolante dell’Amore. “In modo particolare, Dio rivela la Sua misericordia quando sollecita l’uomo alla misericordia verso il suo proprio Figlio, verso il crocifisso “. Emerge da tutto ciò che veramente ognuno può vivere la parola del discorso della montagna: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. Infatti Cristo, che nella sua Passione e morte non ha trovato misericordia umana, nella resurrezione ha rivelato nella Sua pienezza l’amore del Padre “proprio perché ha accettato la croce come via alla risurrezione” ed ha potuto sperimentare che la misericordia di Dio è più potente della morte. “Morte e resurrezione insieme costituiscono, dunque, ormai il mistero pasquale. Ma non come due realtà o momenti giustapposti che si controbilanciano, o che semplicemente si succedono. Piuttosto come un movimento, un passaggio dall’uno all’altro. Qualcosa di dinamico, che indica il dinamismo profondo della redenzione, che è di farci passare dalla morte alla vita, dal dolore alla gioia. Più che un “fatto”,la Pasqua è un “fieri”, un moto inarrestabile. Essa dunque dice tendenza alla risurrezione. Una Pasqua di passione senza la risurrezione, sarebbe una domanda senza  risposta, una notte che non finisce nell’alba di un nuovo giorno. Sarebbe fine, non inizio di tutto”. E l’inizio è che lo stesso Cristo alla fine della Sua missione messianica, con il dono dello Spirito Santo, rivela sè stesso come fonte inesauribile della misericordia che è più potente del peccato. “Il Cristo pasquale è l’incarnazione definitiva  della misericordia, il sua segno vivente: storico-salvifico ed insieme escatologico. Nel medesimo spirito la liturgia del tempo pasquale pone sulle nostre labbra le parole del Salmo; Canterò in eterno le misericordie del Signore”.





Maria Madre della Misericordia 

Pregando questo Salmo il nostro cuore si apre alle parole  che Maria pronunciò a casa di Elisabetta: “Di generazione in generazione la Sua misericordia”, che mostrarono come Maria abbia sperimentato la misericordia di Dio, e, “al tempo stesso, sempre in modo eccezionale, abbia reso possibile col sacrificio del cuore la propria partecipazione alla rivelazione della misericordia divina”. Maria sul Calvario ha vissuto  il mistero della Croce poiché ha saputo vedere nel sacrificio del Figlio il disegno della redenzione.

Ella, perciò è “Madre di misericordia” perché “Maestra” nel saper vedere la misericordia di Dio. “Ed in Lei e per mezzo di Lei essa non cessa di rivelarsi nella storia della Chiesa e dell’umanità. Tale rivelazione è specialmente fruttuosa perché si fonda, nella Madre di Dio, sul singolare tatto del Suo cuore materno, sulla sua particolare sensibilità, sulla sua particolare idoneità a raggiungere tutti coloro che accettano più facilmente l’amore misericordioso da parte di una madre”.  Maria, infatti, ci dà il coraggio, tutte le volte che pecchiamo, di andare da Lei subito senza un istante di ripiegamento su noi stessi.

“Figlioli amatissimi, non date retta al sentimento. Quando vi sentite colpevoli, anche di un peccato grave e compiuto molte volte, non lasciatevi trarre in inganno dal diavolo acconsentendo allo scoraggiamento. Allorché vi sentite colpevoli, offrite tutta la vostra colpa all’Immacolata, pronunciando il suo nome “Maria”, come ho fatto io un istante fa, preoccupandovi di piacere a Lei con l’azione successiva”.

Maria ci accoglierà sempre, perché Lei è Madre e noi siamo Suoi figli. Ella ci invita a ragionare non secondo l’orgoglio, come quando pensiamo che le nostre povertà e debolezze non ci permetteranno mai di diventare santi, ma secondo Dio, rifugiandoci fra le braccia di una Mamma proprio con le nostre povertà e debolezze. Maria è sempre lì, come afferma il Concilio Vaticano II: “Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste del momento del consenso fedelmente prestato nell’annunciazione e mantenuto senza esitazione sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo, non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione, continua ad ottenerci le grazie della salute eterna”. “Ella è dunque con noi, Madre amorosissima, Madre discreta e sicura, Regina potente e colma di benevolenza. Alla Sua scuola vogliamo reimparare il Vangelo, facendoci da Lei guidare nel ritorno alla Casa del Padre, con l’animo di rimanervi a gustare le gioie che non tradiscono”.







Comunicare la Gioia 

E’ necessario impegnarsi per non ripiegarsi mai su sé stessi e scegliere ogni giorno la gioia! E’ possibile essere gioiosi e comunicare la gioia perché Gesù stesso ha detto “La nostra gioia sia piena”, riferendosi non ad uno stato di euforia o di sentimentalismo, ma al frutto dello Spirito Santo. Come lo Spirito Santo abita in noi, così anche la gioia cristiana abita nel profondo del credente e consiste nella sua vita nascosta con Dio: “E’ la gioia indicibile e gloriosa (1PT 1, 8-9) di chi ama Cristo e già vive con Lui nel segreto della fede. E’ la gioia che nessuno può estirpare perché nessuno può impedire al cristiano di amare il Signore ed i fratelli anche in situazioni estreme: i martiri sono lì a ricordarcelo”. Vivere questa gioia ci rende capaci di gustare anche le gioie genuinamente umane, che fanno battere il cuore dell’uomo e che, per quanto limitate e forse anche banali, non sono disdegnate da Dio.

Ascoltiamo don Tonino Bello: “Dobbiamo cogliere il brivido delle gioie umane dove in Cielo saranno eterne, l’estasi che ti coglie davanti alle montagne innevate, alle trasparenze di un lago, alle spume del mare, al mistero delle foreste, ai colori dei prati, ai turgori del grano, ai profumi dei fiori,alle luci del firmamento, ai silenzi notturni, all’incanto dei meriggi, al respiro delle cose, alle modulazioni delle canzoni, al fascino dell’arte. E’ parente stretta con le sovrumane gioie dello spirito, l’umanissima gioia che ti rapisce di fronte al sorriso di un bambino, al lampeggiamento degli occhi di una donna, agli stupori di un anima pulita, alla letizia di un abbraccio sincero, al piacere di un applauso meritato, all’intuizione di cose grandi nascoste dietro i veli dell’effimero, alla fragilità tenerissima di cui si riveste la bellezza, al sì che finalmente ti dice la persona dei tuoi sogni”. 

Chi sceglie di vivere e comunicare la gioia si impegna a superare tante piccole tristezze con il sorriso. Sorridere vuol dire sconfiggere le ripicche gli infantilismi, le ostinazioni inutili. S. Paolo dice: “Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità si nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla”. Dalla consapevolezza che Gesù è vicino nasce quella confidenza con Lui che ci porta a “sorridere” all’Eucaristia, a ricevere nelle profondità del cuore il “sorriso” di Gesù e a donare agli altri questo sorriso. Forse questo sembra facile, ma in realtà è un martirio molto bello:

“C’è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto: i suoi modi di fare, le sue parole, il suo carattere, mi sembravano molto sgradevoli; eppure ella è molto gradita a Dio,  perciò non volevo cedere all’antipatia naturale che provavo. Mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere, perciò mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più. Non mi limitavo a pregare molto per lei che mi procurava tante lotte: mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e, quando avevo la tentazione di risponderla in modo sbagliato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso”.

Evitate le battute amare, sarcastiche, gli sguardi di giudizio, di disapprovazione, scegliere di benedire, cioè di vedere e di dire sempre il bene in tutto e in tutti: tutto ciò fa parte del cammino della gioia. “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia  oggetto dei vostri pensieri”. Testimoniare la gioia vuol dire dunque lottare contro quelle forze che in noi ci fanno vedere sempre e continuamente il male e dare sempre parole di speranza e di sano ottimismo, spinti da quella “santa” inquietudine a cui ha dato voce Ilario di Poitiers nel suo commento ai salmi: “Dov’è, cristiani, la vostra speranza?”.







PARTE SECONDA



I - NATURA E FINE


Art. 1 - Vocazione

La Comunità raduna cristiani di ogni stato di vita, desiderosi di impegnarsi insieme in una vita contemplativa ed apostolica, nel seno della Chiesa Cattolica.

Tutti i membri, laici, sacerdoti, si accolgono reciprocamente come fratelli e sorelle in Cristo, con una stessa chiamata alla sanità e all’annuncio del Vangelo.

Essi vogliono realizzare questa vocazione ognuno secondo il proprio stato di vita e ministero. Si impegnano ad avere lo stesso cuore e si promettono gli uni agli altri un’assistenza attiva, materiale, fraterna e spirituale per la propria santificazione e la testimonianza che il Regno di Dio è in mezzo a noi.


Art. 2 - Le grazie della Comunità

Secondo lo spirito descritto nella “Premessa”, le grazie dell’Adorazione, della Preghiera e della Misericordia sono radicate nei Sacramenti Pasquali dell’Eucarestia e della Riconciliazione, nella Preghiera Personale e Comunitaria (specialmente con l’Adorazione Eucaristica e la recita del Santissimo Rosario), nelle Pratiche Penitenziali (Digiuno), nella apertura di cuore allo Spirito Santo e nella fiducia filiale nella Vergine Maria, Madre della Misericordia, che significa consegnarsi generosamente al Suo cuore immacolato, abbondandosi in Lei.


Art. 3 - La Missione

La Comunità, attraverso la vita fraterna e le diverse attività comuni, si propone la testimonianza di vita e le attività tese alla santificazione dei suoi membri e la partecipazione alla missione ultima della Chiesa che è quella di essere testimone, annunciatrice e portatrice della salvezza.

Questa partecipazione alla Missione della Chiesa si manifesta nella Comunità attraverso l’annuncio ai credenti e ai non credenti di qualsiasi appartenenza sociale o culturale, e il servizio dei malati e dei poveri, la promozione umana e spirituale, familiare e sociale. Tutte queste attività sono fatte esplicitamente nel nome di Gesù Cristo e si accompagnano all’annuncio della Buona Novella. Sono illuminate dall’insegnamento della Chiesa nella sottomissione fiduciosa al proprio Vescovo e nell’adesione alla fede della Chiesa Cattolica.





Membri, Approvazione e Impegno 

II - MEMBRI, APPROVAZIONE E IMPEGNO

Art. 5 - Membri e Fratelli

Possono essere membri della Comunità tutti i battezzati nella Chiesa Cattolica, che abbiano ricevuto in essa il Sacramento della Confermazione, che abbiano effettuato un periodo di formazione di almeno tre anni, che aderiscano allo spirito della Comunità e che siano espressamente accettate dal Responsabile e dal Consiglio.

Membro in senso proprio è chi ha emesso il proprio impegno ai sensi del successivo § 10


Art. 6 - Stati di vita

La comunità comprende membri di ogni stato di vita (cfr. cann. 298 e 307 del C.J.C.):

1. laici, sposati o celibi,

2. uomini donne consacrati nel celibato per il regno,

3. seminaristi, diaconi e sacerdoti,

4. religiosi e religiose.


Art. 7 - Religiosi e Consacrati

I Religiosi o le persone consacrate ai sensi dei cann. 573 e 746 del CDC possono impegnarsi come membri nella Comunità Maria Madre della Misericordia nel rispetto degli obblighi propri dell’istituto cui appartengono, con il consenso dei loro Superiori.


Art. 8 - Gradi d’impegno

La Comunità comprende vari gradi d’impegno:

1. fratelli in periodo di pronazione e noviziato,

2. membri impegnati,

3. membri impegnati secondo uno statuto particolare.

Le specialità proprie di ciascun grado di vita comunitaria sono contemplate nel regolamento della Comunità.


Art. 9 - Probazione e Noviziato

L’impegno è preceduto da un periodo di probazione di un minimo di due anni, che comprende le tappe fissate dalla consuetudine e dal regolamento interno modificabile dal Consiglio con la maggioranza assoluta, dopo aver consultato tutti i membri.

Al periodo di pronazione fa seguito un anno di noviziato.

A queste tappe di probazione, come ai vari gradi di vita comunitaria, si accede con il discernimento del Responsabile e l’approvazione del Consiglio, mediante voto segreto e sempre con maggioranza assoluta.

Non vi è alcun diritto né all’ingresso della Comunità, né al conseguimento dei vari gradi di vita.


Art. 10 - Impegno

L’impegno nella Comunità “Maria Madre della Misericordia” è la consacrazione di se stessi, dei propri affetti e della propria volontà al servizio di Dio secondo il carisma. Essa è annuale e si rinnova ogni anno.

L’impegno ed il suo rinnovo si effettuano davanti al Santissimo Sacramento, in presenza del Responsabile e dei fratelli del Consiglio secondo una liturgia fissata dagli stessi.


Art. 11 - Uscita dalla Comunità

Ciascun/a fratello/sorella è libero/a di lasciare in qualsiasi momento la Comunità.

In caso di incompatibilità o di grave difficoltà rispetto agli impegni della Comunità Maria Madre della Misericordia, il Responsabile con il voto favorevole del Consiglio (sempre segreto e a maggioranza assoluta), tentata la correzione fraterna e dopo averlo inutilmente ammonito, può invitare un fratello a lasciare la Comunità o procedere alla sua dimissione, dopo avergli dato un congruo termine per fornire le sue spiegazioni.

La dimissione, l’ammonizione, l’invito stesso, le difese e l’atto di dimissione devono risultare per iscritto nel libro della Comunità.

Il non rinnovamento annuale dell’impegno nella Comunità porta come conseguenza il non esserne più membro.

I fratelli usciti che chiedono di essere riammessi devono iniziare il cammino dal principio, salvo diverso parere del Responsabile e del Consiglio.

Il Consiglio, su proposta del Responsabile, elegge al suo interno un Segretario che tiene il libro della Comunità ove sono trascritti i nomi di coloro che hanno aderito con impegno annuale alla Comunità, ed in una apposita sezione coloro che se ne sono separati o sono stati dimessi.





Vita, diritti ed obblighi dei membri 

III - VITA, DIRITTI ED OBBLIGHI DEI MEMBRI


Art. 12 - Impegno di vita per tutti

I fratelli della Comunità Maria Madre della Misericordia si impegnano ad una vita fraterna contemplativa ed apostolica nel mondo e nella vita di ogni giorno.


Art. 13 - Impegni particolari

I fratelli della Comunità si impegnano con gioia nel massimo delle loro possibilità e senza venire meno ai doveri del proprio stato di vita, a:

1. recitare ogni giorno il S. Rosario,

2. un lungo tempo quotidiano di Adorazione, possibilmente del SS. Sacramento,

3. la partecipazione quotidiana alla S. Messa; per i Sacerdoti la celebrazione quotidiana,

4. la partecipazione regolare al Sacramento della Riconciliazione,

5. la pratica del perdono permanente e la consacrazione quotidiana al Cuore Immacolato.

Partecipano, secondo i propri carismi ed il discernimento del Consiglio a tutte le attività e gli impegni della Comunità.


Art. 14 - Vita Comunitaria

I fratelli della Comunità si impegnano ad una vita comunitaria che favorisca lo spirito di adorazione, di compassione e di evangelizzazione; questa vita comunitaria è adattata alla normale vita quotidiana nel mondo attivo ed alle circostanze personali che ciascun membro vive e non può in alcun modo contrastare con il proprio stato di vita.


Art. 15 - Orientamenti del Consiglio

I fratelli della Comunità aderiscono agli orientamenti proposti dal Responsabile e dal Consiglio; seguendo le loro indicazioni, partecipano, ognuno nella propria misura e ruolo, alle attività apostoliche dalla Comunità ed ai servizi, a cominciare dai più umili.


Art. 16 - Formazione

La Comunità fornisce ai suoi membri un orientamento di vita ed una formazione comunitaria; questa formazione è biblica, teologica e spirituale, conforme allo spirito del Concilio Vaticano II e all’insegnamento della Chiesa.

Essa approfondisce soprattutto la vita mistica di contemplazione e di azione conformandosi al carisma proprio della Comunità Maria Madre della Misericordia.


Art. 17 - Missionaretà, Marianità Ecclesialità

La Comunità è in sé missionaria e mariana in ogni suo aspetto; è radicata nella Arcidiocesi di Benevento ma può esercitare ovunque il suo carisma nella obbedienza fiduciosa agli Ordinari del luogo.

Quale associazione privata di fedeli sue diramazioni possono essere costituite ovunque e possono farne parte membri appartenenti a qualunque diocesi.

La Comunità intera è a servizio dell’Arcivescovo di Benevento che può disporne come un Padre dei suoi figli.





Disposizioni particolari per la scelta del celibato 

IV - DISPOSIZIONI PARTICOLARI RELATIVE ALLA SCELTA DEL CELIBATO PER IL REGNO


Art. 18 - Consacrazione nel mondo

Uomini e donne, membri della Comunità Maria Madre della Misericordia, possono ricevere la grazia di consacrarsi interamente nel celibato per il Regno, realizzando nel mondo una disponibilità personale più completa per l’Adorazione, la Misericordia e l’Evangelizzazione, secondo il carisma proprio della Comunità.

L’impegno del celibato comporta l’assunzione dello spirito dei tre consigli evangelici, spirito di semplicità e di disponibilità.

Si adempie nel quadro della Comunità e secondo le modalità della vigente legislazione ecclesiale.


Art. 19 - Forme

L’impegno per il celibato consacrato per il Regno è preso nelle mani dell’Arcivescovo di Benevento dopo il discernimento necessario, per un periodo di un anno, rinnovabile, e l’atto formale viene conservato per iscritto nell’Archivio dell’Associazione. I fratelli e le sorelle della Comunità Maria Madre della Misericordia sono i primi testimoni di questo impegno; essi si impegnano, in particolare le famiglie, dalla loro parte ad onorare e sostenere il consacrato nel suo cammino.





Disposizioni per i Chierici 

V – DISPOSIZIONI PER I CHIERICI

 

Art. 20 - Incardinazione ed apostolato

I sacerdoti ed i Diaconi membri della Comunità sono incardinati nelle rispettive Diocesi ed istituti dai Vescovi e dagli Ordinari propri.

L’impegno in Comunità non può contrastare con i doveri del proprio stato ed è una ricchezza per il proprio Sacerdozio ed il proprio servizio.


Art. 21 - Responsabile del Ministero Ordinato

Un Sacerdote della Comunità è responsabile delle questioni specifiche relative al ministero ordinato; egli veglia con il Consiglio affinché il Clero della Comunità viva il proprio impegno comunitario in tutta la sua radicalità e mantenga un’alta esigenza spirituale in ciò che concerne il ministero ordinato.


Art. 22 - Particolarità della Formazione

La formazione dei membri della Comunità Maria Madre della Misericordia candidati al Sacerdozio è assicurata dalla vigente legislazione ecclesiastica ed è posta sotto la responsabilità del Vescovo diocesano. Il Consiglio dell’Associazione nelle forme più opportune, accogliendo le direttive della Chiesa, potrà seguire la formazione dei candidati al Sacerdozio e al Diaconato permanente.


Art. 23 - Discernimento sulla vocazione

Come è associata alla formazione, così la Comunità lo è anche nel discernimento; il Sacerdote della Comunità responsabile delle questioni relative al ministero ordinario tiene rapporti regolari con il Rettore del Seminario.





Governo 

VI – GOVERNO

 

Art. 24 - Responsabile

La Comunità Maria Madre della Misericordia è governata da un Responsabile eletto dal Consiglio, ed esercita la sua autorità in stretta collaborazione e con il parere vincolante dello stesso. Il Responsabile è scelto tra i Pastori ed è eletto con la maggioranza assoluta, per tre anni, rinnovabili una sola volta. E’ facoltà dell’eletto non accettare il mandato. Il Responsabile presiede il Consiglio, assicura il buon andamento della Comunità, ne anima la santificazione, ne coordina la vita e l’evangelizzazione.


Art. 25 - Il Consiglio

a) Il Consiglio è composto da almeno sette membri, incluso il Responsabile. Secondo le esigenze della Comunità. Si può decidere di aumentare il numero dei membri del Consiglio, che sarà sempre dispari, fino ad un massimo di tredici. Hanno diritto di voto per l’elezione del Consiglio tutti i fratelli della Comunità che ne fanno parte da almeno tre anni dopo il noviziato. Gli stessi, poi, senza alcuna distinzione sono eleggibili.

Il Consiglio uscente predisporrà ogni tre anni l’Assemblea Generale dell’associazione per l’elezione del nuovo Consiglio, che sarà presieduta dall’Arcivescovo di Benevento o da un suo Delegato, preparandola spiritualmente. Maggioranza e durata del mandato sono analoghe a quelle richieste per la nomina a Responsabile della Comunità, ma ogni tre anni un terzo dei membri del Consiglio deve comunque essere rinnovato. E’ facoltà dell’eletto non accettare il mandato. Nessuno può essere eletto allo stesso incarico più di due volte di seguito.

b) Le elezioni del Consiglio e del Responsabile avvengono nella preghiera e nella ricerca della volontà di Dio. I criteri sono: il bene della Comunità, la realizzazione del suo carisma a servizio Chiesa locale, e, in profonda comunione con essa, il servizio dell’evangelizzazione.

Il Consiglio può deliberare la nomina di Consiglieri Associati con capacità di voto esclusivamente consultiva. Tale nomina decade con il decadere del Consiglio.

L’Assistente Ecclesiastico è membro di diritto del Consiglio.


Art. 26 - Orientamenti Generali

Il Consiglio fissa con il Responsabile gli orientamenti generali della vita, dell’apostolato, della formazione della Comunità in conformità con il carisma a lei proprio.

La Comunità è radicata nell’Arcidiocesi di Benevento; qualora altri fratelli o gruppi di qualsiasi Diocesi vorranno entrarvi a far parte, debbono rispettare le Tavole di Fondazione anche per ciò che riguarda il governo e l’assistenza spirituale.


Art. 27 - Economo

La gestione dei beni dell’Associazione è curata dall’Economo, che accoglierà le disposizioni del Responsabile e del Consiglio. Egli è membro del Consiglio e tiene con chiarezza il libro delle entrate e delle uscite.


Art. 28 - Assistente Ecclesiastico

L’Assistente Ecclesiastico assiste la Comunità stimolando soprattutto la vita sacramentale, la santificazione, la formazione teologica, biblica e spirituale, lo spirito di evangelizzazione secondo il carisma proprio e la fedeltà alla Chiesa.

E’ nominato, per tre anni, rinnovabili, dal Vescovo al quale il Consiglio ha facoltà di presentare una lista di tre nomi, con valore indicativo. E’ membro di diritto del Consiglio con diritto di voto.







Patrimonio e Gestione della Comunità 

VII - PATRIMONIO E GESTIONE DELLA COMUNITA’


Art. 29 - Amministrazione dei beni

La Comunità Maria Madre della Misericordia, Associazione Privata di Fedeli, amministra i propri beni secondo i fini statutari, conformamente al can. 325


Art. 30 - Pratica della decima

Ognuno conserva la proprietà e la gestione dei beni personali.

Ognuno si impegna, in funzione delle proprie facoltà e attraverso un contributo volontario a:

1. partecipare alle spese della vita comunitaria quando sia richiesto,

2. sostenere la vita della Comunità e le sue attività e a contribuire alle sue iniziative.





Modifiche alle Tavole di Fondazione 

VIII MODIFICHE ALLE TAVOLE DI FONDAZIONE

Art. 32 - Circa l’eventuale modifica dello Statuto

Le tavole di Fondazione possono essere modificate solo con il consenso della maggioranza dei due terzi del Consiglio della Comunità e, dopo il riconoscimento, la laudatio et approbatio (can. 299 §§ 2-3) del Vescovo diocesano e la sua eventuale costituzione in persona giuridica (cfr. can. 322 del C.J.C.) con la sua approvazione.









IL LIBRO DI VITA

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