ADOZIONE DEI SACERDOTI ED OSPITALITA'
Scopo della Comunità
La Comunità Maria Madre della Misericordia è un’associazione privata di fedeli riconosciuta dall’Arcivescovo di Benevento, ha sede presso la parrocchia ed è composta da 40 membri. I membri della Comunità riconoscono Gesù come centro della loro vita, per essere nel mondo senza essere del mondo e pongono attraverso la Comunità i propri doni al servizio dei fratelli.
La Comunità è stata accolta con amore dalla Parrocchia, secondo le linee del direttorio diocesano dell’anno 1998, secondo le quali l’Arcivescovo invita “la Parrocchia a stare oggi dentro la storia in ascolto dell’uomo ed essere ben radicata nell’Eucaristia, cioè collegata con Dio … (essendo) carichi di benevolenza e scaricarla nell’oggi della storia a favore dei poveri”
La principale grazia della Comunità è lo spirito di adorazione che si realizza attraverso l’ impegno costante di vivere ogni giorno, secondo il proprio stato di vita, un momento prolungato di adorazione eucaristica, in particolare nella cappellina della parrocchia, alternandosi con turni di un’ora.
Il carisma della Comunità è quello di accogliere i sacerdoti, offrire la vita per loro, aiutandoli ad essere sempre più sacerdoti, anche offrendo loro, se ce ne fosse bisogno, assistenza ai loro bisogni materiali, ma soprattutto cercando di essere una presenza delicata accanto a quei sacerdoti che soffrono nell’anima e nello spirito.
Sull’esempio di Santa Teresa di Lisieux, ogni fratello della Comunità adotta spiritualmente un sacerdote, pregando per lui.
Ogni fratello della comunità ha la grazia di adottare spiritualmente un sacerdote, pregando per lui con la preghiera di madre Teresa di Calcutta, che ha scritto per le sue suore che si prendono cura dei preti:
" Io ....Offro tutto quello che sono,
e quello che io ho a Gesù per le mani di Maria per il fratello sacerdote "
Anche Teresina quando ha fatto esperienza di questa adozione fu contentissima.
Mi disse: volete occuparvi degli interessi spirituali di un missionario?
Il mio primo sentimento fu un sentimento di gioia che lasciò subito spazio al timore. Le spiegai: Madre pensate che avendo già offerto i mìei poveri meriti per un futuro apostolo, pensando di non poterlo fare ancora per un altro, anche perché pensavo che c'erano tante sorelle migliori di me. Lei mi rispose che si potevano avere vari fratelli, allora obbedii. Teresa diceva spesso ai suoi sacerdoti: "Ah, caro piccolo fratello mio, da quando mi è stato dato di capire l' amore di Gesù, le confesso che esso ha scacciato dal mio cuore ogni timore. Il ricordo delle mie colpe mi umilia, mi induce a non appoggiarmi mai sulla mia forza che non è che debolezza, ma ancor più questo ricordo mi parla di misericordia e di amore".
Dobbiamo sempre avere "la consapevolezza di vivere vicino ad un uomo di Dio, al quale appartiene in modo singolare, per una speciale missione, perciò dobbiamo sapere che la casa canonica, la casa del prete sono "terra sacra dove occorre vivere con quella delicatezza, con quel rispetto, con quell'equilibrio, con quella cura che si deve avere per ciò che è di Dio, il prete non ci appartiene fosse pure nostro figlio.
Il prete non ha bisogno, quindi, della "colf" o di essere servito e riverito, o di poter usufruire di servizi impeccabili, ma ha bisogno di persone in grado di condividere il misterioso dono di cui è portatore, e di sostenerlo con una presenza "delicata" ed adorante com'era quella di Maria accanto al figlio.
